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Missioni Francia e Gb "percepite come scoordinate e frutto di iniziative individuali"
Se non sappiamo come sarà l'Ucraina del futuro, un Paese integrato nell'Occidente o un Paese neutrale, "è prematuro" parlare di quali dovranno essere le garanzie di sicurezza per Kiev. Giampiero Massolo, senior advisor dell'Ispi ed ex segretario generale della Farnesina, si stupisce di come si stia svolgendo il dibattito sulle eventuali forze militari da dispiegare in Ucraina, mentre "il negoziato non è ancora iniziato". E sottolinea come le missioni a Washington di Francia e Regno Unito, non concordate "in modo riservato e preliminare" con gli altri principali alleati europei, siano state "percepite come scoordinate e frutto di iniziative individuali", in un momento in cui l'Europa ha il problema di essere al tavolo del negoziato e unita.
In questa fase, spiega all'Adnkronos, "c'è una questione che non è definita ma che condiziona molto lo sviluppo del negoziato sull'Ucraina e le modalità con cui garantire la sua sicurezza, ovvero quale sarà il punto di caduta del negoziato: un'Ucraina nell'Occidente, dotata di forze armate e con una prospettiva europea concreta, o un'Ucraina neutrale, disarmata e in una zona grigia tra sfere di influenza russe e americane".
Sono due opzioni, sottolinea Massolo, che richiedono "garanzie diverse: nel primo caso una forza di deterrenza sufficiente perché si evitino ulteriori attività aggressive da parte della Russia in un futuro che potrebbe anche essere ravvicinato, con alcune agenzie di intelligence occidentali che lo stimano in 3-5 anni. Una forza di dissuasione di questo tipo dovrebbe necessariamente avere un supporto americano".
Altra cosa, è l'analisi dell'ambasciatore, è se lo scenario fosse quello di un'Ucraina disarmata e neutrale, sul modello di quanto concordato per l'Austria con il Trattato di Stato del 1955, "uno scenario che evidentemente risponderebbe alle richieste di Putin ma che comporterebbe un diverso assetto delle garanzie", che verrebbero date attraverso una forza di peacekeeping.
"Sull'eventuale prima opzione, a parte la domanda se Trump sarà disposto ad accettare" un no di Putin e "cosa Putin vorrebbe eventualmente in cambio, è chiaro che sarebbe difficile pensare ad una missione approvata sulla base di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, perché la Russia potrebbe mettere il veto", sottolinea Massolo. E anche l'idea di truppe della Nato, già ripetutamente bocciata da Mosca, "rischierebbe di essere considerata ulteriormente provocatoria". Si potrebbe allora immaginare "una coalizione di volenterosi, ma a quel punto vedo difficile immaginare sotto quale cappello", ragiona ancora l'ambasciatore, secondo il quale il dibattito di questi giorni sull'invio di forze militari "suscita perplessità perché non è ancora iniziato il negoziato sulle sorti dell'Ucraina".
"Se non sappiamo quale Ucraina garantire, è prematuro ipotizzare quali forme di garanzie darle", insiste Massolo. Convinto che per il momento il presidente americano "sia preoccupato essenzialmente di due obiettivi: il primo è il cessate il fuoco, perché vuole mantenere fede alla sua promessa elettorale di chiudere la guerra, il secondo è quello di allentare il rapporto tra Cina e Russia, guidando in qualche modo l'una contro l'altra, in una specie di riedizione al contrario di quello che fecero Nixon e Kissinger".
Quanto all'Europa, "a un certo punto dovrà essere nel negoziato", come riconosciuto anche dagli americani. "E ha titolo" per sedersi al tavolo, portando tre cose, chiosa Massolo: "La propria partecipazione diretta al sistema di garanzie che verrà individuato per l'Ucraina, una decisione sull'impiego dei fondi russi congelati e il futuro del regime sanzionatorio nei confronti di Mosca".